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pro e contro

I pro e i contro del Native advertising.

Sempre più advertiser includono il canale Native nella loro strategia comunicativa. Ne analizziamo brevemente i pro e i contro.
Sempre più advertiser includono il canale Native nella loro strategia comunicativa. Ne analizziamo brevemente i pro e i contro.

Sempre più brand si stanno orientando verso il Native advertising, l’adv mimetico che permette di raggiungere due obiettivi di business strategici: incremento della visibilità ed aumento della brand awareness.

Insomma, il Native advertising è ben avviato nella sua scalata verso il successo, basti pensare che entro la fine del 2020 le stime riportano una crescita del 156% di questo particolare tipo di adv. Ne abbiamo già parlato in precedenza in un nostro articolo, e mano a mano che ci avviciniamo alla fine dell’anno notiamo come le previsioni fatte in precedenza si stiano rivelando accurate.

Ma l’hype per questo tipo di adv mimetico è effettivamente giustificato? Perché i marketers sono letteralmente impazziti per il Native advertising?

Per chiarire la questione abbiamo pensato ad un metodo antico e molto utilizzato: vi presentiamo la lista di pro e dei contro del Native advertising!

Pro

  • Attira l’attenzione in maniera naturale

    Noi, marketers, continueremo a ripeterlo: una delle migliori caratteristiche del Native advertising è la sua natura mimetica.

    In un annuncio Native ben fatto non ti troverai mai di fronte ad un’enorme immagine che ostacola la lettura di un articolo di tuo interesse. Come i migliori camaleonti, il Native adv si confonde con l’ambiente circostante ed attira l’attenzione dell’utente senza essere invasivo, con estrema eleganza.

  • Maggiore credibilità

    Adattandosi al contesto editoriale ospitante il Native advertising risulta efficace nel conquistare non solo l’attenzione dell’utente, ma anche la sua fiducia.

    Al contrario di un banner o di una pubblicità display tradizionale, infatti, un annuncio Native viene percepito come parte del luogo virtuale di cui si sta già usufruendo e, proprio per questo motivo l’adv acquisisce credibilità.

  • Audience più ricettiva

    In un annuncio Native non è l’adv a sbracciarsi per farsi notare, bensì è l’utente stesso che lo vede e decide di cliccarci per scoprire maggiori informazioni a riguardo. Sembra un fattore irrilevante, ma nel web è tutto.

    Un utente conscio dell’atto che sta svolgendo, quindi realmente interessato, è ben diverso da un utente che è atterrato sulla pagina promossa solo perché ha sbagliato a cliccare su un banner.

    L’audience che proviene dal canale Native advertising è più ricettiva perché consapevole ed attiva verso il prodotto/servizio per cui ha richiesto informazioni.

  • Più engagement

    Un annuncio Native ben studiato e correttamente targettizzato arriva all’audience più ricettiva che risponde con entusiasmo.

    Una reazione positiva maggiore suscita più engagement. Insomma, un contenuto Native adv può diventare virale.

  • Performances migliori

    Tutti i fattori sopra citati possono essere riassunti in 3 parole: traffico di qualità.
    Questo, tra altri numerosi fattori, crea la base che permette al Native adv di ottenere performance migliori in termine di conversioni click to lead, CTR e visualizzazioni.

Contro

  • Test, test, test!

    L’adv purtroppo non è una scienza esatta. Non esiste una regola fissa che definisce i complessi processi cognitivi (e non) che conducono un utente a scegliere un ads al posto di un altro. Si possono tracciare delle linee guida, certo, ma nulla è certo nel mondo online.

    Ecco perché un lavoro di sponsorizzazione nativa si può definire ben fatto quando prevede A/B test. Queste prove necessitano di tempo, cura, attenzione, pazienza e… budget. Ecco perché il Native advertising è anche noto tra essere uno dei canali più costosi del digitale.

    Dopotutto, la qualità ha il suo prezzo!

  • Valutazioni complesse

    La misurazione delle performance può essere un momento complesso, specialmente se è la prima volta che si intraprende un’attività del genere. Raggiungere i propri ideali di ROI nel breve periodo non è così semplice come può sembrare.

    Un annuncio fatto con il canale Native adv, alle volte, ha bisogno di un poco di tempo per trovare la sua quadra perché bisogna trovare la giusta combinazione di elementi creativi, audience e targetizzazione.

    È chiaro che, in questa situazione, un team di marketers esperti al proprio fianco fa la differenza.

  • Scelta della piattaforma

    Una volta che un brand decide di iniziare con il Native advertising, arriva anche il momento di scegliere a quale piattaforma affidarsi.

    E sì, perché quando si parla di Native è necessario assegnare l’attività a professionisti del settore che siano capaci a gestire tutto il processo: dalle implementazioni tecniche alle scelte di programmazione dell’adv sui publisher più adatti al prodotto/servizio che si sta sponsorizzando.

In questo caso, siamo di parte e consigliamo a tutti voi la nostra piattaforma di Native advertising Nativery: anni di esperienza e publisher verificati per un’esperienza di advertising unica!

Continua a seguirci per restare sempre aggiornato sugli ultimi sviluppi in ambito Native advertising!


Repetita Iuvant

Targetizzare

Anglicismo che deriva dal termine inglese Target – obiettivo.
Nel linguaggio commerciale e pubblicitario significa profilare, segmentare, divere per fasce di interesse i destinatari.